Come e quando nasce l’Amatori Podistica Terni


di Giocondo Talamonti*

L’idea di costituire un’associazione, una società amatoriale, un gruppo sportivo non è maturata dopo lunga riflessione. E’ nata per caso. Si dice che le intuizioni siano felici quando nascono sotto una buona stella. Ignoro quale congiunzione astrale ci fosse in quel giorno di marzo del 1975, quando mi presentai all’appuntamento con Valentino Latini per fare qualche chilometro di marcia lungo l’argine destro del canale di Piediluco. Ricordo perfettamente, invece, che le condizioni atmosferiche erano pessime. In dubbio se cominciare o no, decidemmo per un’azione di coraggio e, contro ogni logica, cominciammo ad andare. Chi conosce quei posti, sa che non ci sono ripari per improvvise bizzarrie del tempo. Difatti, un temporale violento ci colse nel mezzo del percorso. Se ci fossimo buttati nel canale ne saremmo usciti più asciutti.
Era il periodo in cui una stampa salutista magnificava i vantaggi della marcia, nascevano raduni in ogni posto, la “camminata” faceva parte integrante di ogni festa paesana. La forte partecipazione della gente alla manifestazione confermava l’apprezzamento per la novità di una corsa non competitiva, il desiderio di stringere amicizie e confrontarsi affettivamente con gli altri.
Qualche giorno dopo, mi iscrissi con qualche amico ad una maratonina di 12Km. in quel di Narni, dove prendemmo il via con Abdon Pamich e con Carlo Bomba, due atleti carichi di gloriosi trascorsi sportivi di caratura mondiale. Mi sentii un privilegiato solo per stare a fianco dei due, anche se quella sensazione durò appena qualche chilometro; il tempo per riscaldare i muscoli e i due campioni salutarono il gruppo. Non mi valse la consolazione che fossero in pensione, né l’illusione che io fossi più giovane e ben allenato. Quando decisero di allungare, sfilacciarono anche le mie residue speranze di opporre un’eroica resistenza.
Ma lo spirito della marcia non competitiva è tutt’altro: camminare o correre secondo personalissime esigenze, opportunità di socializzare, fare nuove conoscenze, portare con sé moglie e bambini per godere della salubrità di percorsi attraverso boschi o in aperta campagna, ma anche di utilizzare i momenti di solitudine, quando il fiato manca per parlare con il vicino, per riflettere sui tanti problemi che affliggono ogni essere umano.
Tutto questo, constatavo, mi faceva star bene e, posso assicurarvi che i benefici maggiori non venivano esclusivamente dal movimento che i media si affannavano a decantare. Sentivo che facevo fatica a rinunciare, domenica dopo domenica, al piacere di un nuovo percorso, di incontrare nuovamente persone conosciute in precedenti manifestazioni, a ritrovare amici e ad aggiungerne di nuovi.
Convincere altri a fare marce più o meno impegnative non era una fatica, la corsa o “marcialonga” era una moda ma, soprattutto, un modo nuovo di occupare il tempo libero in attività proficue e salutari.
L’incentivo scaturiva anche dalla consuetudine di essere gratificati con prodotti derivanti dalle  tradizioni gastronomiche locali, alle quali spesso si aggiungeva il piacere di consumare insieme piatti dai sapori perduti.
La convinzione che tutte queste scoperte meritassero di essere inserite in un progetto sportivo e culturale e che sotto uno stesso nome amici e conoscenti propagandassero pregi e virtù  del proprio territorio, cominciò a farsi insistente.
Nel lontano 1976 fu fondata l’Amatori Podistica Terni. Nello stesso anno l’8 dicembre fu organizzato il 1^ Trofeo Città di Terni –Circuito dell’Acciaio- oggi solo “Circuito dell’Acciaio”. La sede, inizialmente, fu stabilita presso la Pro-Natura, in un locale ricavato negli scantinati del Palazzo della Sanità in via  Federico Cesi, davanti alla Piscina della “Soc. Terni”. Successivamente, fummo ospiti presso la sede del CSI in Corso del Popolo e poi presso l’AVIS,  quindi presso gli spogliatoi ricavati sotto lo stadio del Campo Sabotino. Oggi, la sede si trova negli scantinati dell’Istituto Tecnico Industriale, ma meriterebbe una sede idonea e una maggiore attenzione da parte di chi è preposto alla designazione dei locali.
Dopo la manifestazione di Narni con Abdon Pamich l’entusiasmo crebbe e ci ritrovammo con un gruppo di amici e famigliari a Vasanello, un’analoga manifestazione di cui venimmo a conoscenza nel momento in cui  fu annunciata e propagandata all’arrivo della corsa di Narni. Un’occasione destinata ad aprire le porte  della maturità all’Amatori Podistica Terni. A Vasanello, erano previsti più percorsi, alla premiazione conclusiva venne chiamato a ritirare uno scatolone di bottiglie di vino il “gruppo di Terni”. In risposta, si presentò, inaspettatamente, l’allora maresciallo della Fabbrica d’Armi di Terni, Franco Neri, al quale,  dopo aver ritirato il premio,  chiesi: “ma quanti siete del vostro gruppo?” Lui rispose che erano solo in due… gli feci presente che le famiglie ternane che avevano preso parte alla marcialonga, fra cui si contava quella di Lelli Franco, erano molte di più. Allora, dividemmo le bottiglie di vino dandoci appuntamento presso la Pro-natura. Quel primo incontro in sede servì a decidere il nome da assegnare al gruppo, i colori sociali ed il motto.
Dopo una serie infinita di proposte, la scelta cadde su “Amatori Podistica Terni” per il nome, il giallo azzurro per i colori sociali (colori della Provincia di Terni) e per il motto si convenne: “Corri, marcia e… cammina per la tua salute”.
 La prima fornitura di maglie venne da Santa Maria degli Angeli con il colore di fondo azzurro e scritta  bianca, maglietta e tuta portavano, anche, in fregio la scritta “Avis” a sostegno della donazione di sangue.
I primi ad aderire al Gruppo, oltre al sottoscritto, Giocondo Talamonti, furono: Dino Polverari, Angelo Attisano, Bruno Pietraforte, Pietro Falsini, Franco Neri, Francesco Cervelli, Roberto Locci e Giuliano Fiorini. Le sorti del gruppo furono affidate inizialmente ad un direttivo composto da tre persone: Giocondo Talamonti, Angelo Attisano e Roberto Locci. Lo statuto fu legalizzato nel 1979, presso lo studio notarile del dott. Colizzi in Corso Tacito.
Finalmente, gli iscritti potevano vantare di appartenere a un gruppo, avere colori sociali e sentirsi responsabili di doveri di accoglienza.
 Nel 1977, prese il via, da Piazza Dalmazia, la prima “Maratona delle Acque”, edizione numero zero, che si snodava da Terni a Piediluco e che aveva carattere competitivo, suddiviso per categorie. Sponsorizzò la manifestazione l’amico Franco Lelli, all’epoca titolare dell’Autoclan srl, Concessionaria Ford di Rieti. Il problema delle risorse finanziarie necessarie all’organizzazione degli eventi è stato e continua ad essere un tema di attualità che richiede un impegno costante di ricerca.
L’edizione n.1 della Maratona delle Acque fu organizzata il 25 giugno 1978, su 53 chilometri. Il percorso, con partenza dal Campo Scuola, toccava Piediluco, Forche di Arrone, Arrone, Montefranco, Valnerina e terminava al Campo Scuola “Casagrande”. Negli anni successivi, fu portata a 42 Km.


Come appena detto, la Maratona delle Acque, all’inizio, si svolgeva nel mese di giugno con tutte le ripercussioni legate al caldo del periodo. Tanta era l’acqua che si consumava… ma la scelta della data era, specificatamente, connessa alla conclusione  delle lezioni scolastiche. Il gruppo, infatti, cercava di richiamare l’attenzione degli studenti, favorendone per quanto possibile la partecipazione. Nella mia funzione di insegnante di allora, coinvolgevo, personalmente, le mie  classi e qualcuno, a distanza di 35 anni, ancora vi prende parte.
Con l’anticipazione  della chiusura dell’anno scolastico, la Maratona fu spostata alla seconda domenica di maggio e, successivamente  quando si stabilirono rapporti collaborativi con l’Ente cantamaggio, fu avvicinata alla  tradizionale sfilata del 30 aprile,  permettendo così ai carri allegorici di essere  coinvolti  nella “Festa del Podista” organizzata, a vigilia della corsa, per accogliere  i gruppi  provenienti da tutta Italia.. Il giorno successivo, alcuni carri venivano posizionati lungo il percorso della Maratona in rappresentazione del folklore locale. I complessi musicali venivano fatti stazionare  nei pressi  dei ricchi ristori dove si poteva trovare di tutto: dai fagioli con le cotiche, alle lenticchie e comunque tante cose genuine preparate dalle  donne del Gruppo … che, nella partecipazione,  mettevano anche in campo le specialità della nostra terra. Al suono della musica, il passo stanco del podista  si animava e riacquistava il vigore  necessario per rendere il ritmo più frizzante.
In tempi più vicini a noi, qualcuno ha pensato di annullare la distanza di 42Km., che pure aveva un suo fascino. Personalmente, non fui contento della variazione, anche perché ne venni a conoscenza per via indiretta, in occasione di una manifestazione sportiva a Sangemini da parte di Guerriero Mencaroni, un corridore  di Perugia che di maratone ne ha vinte tante. Mentre lo salutavo con un arrivederci a Terni, mi comunicava che non avrebbe partecipato perché la lunghezza non era più di 42 chilometri… ; ma nella vita bisogna rispettare le idee degli altri e le decisioni collegiali.
L’annuale appuntamento si arricchì, presto, di valori aggiunti; così fu presentata, l’edizione 2004, nel corso della conferenza stampa che si tenne, il 4 maggio, presso la sala consiliare del Comune di Terni:
“La Maratona delle Acque è un’occasione per fare sport e di trarre vantaggio dai valori educativi che esso trasmette, di promuovere l’esercizio fisico come opportunità per stare insieme, socializzare e migliorare il proprio equilibrio intellettuale e relazionale. Ma la Maratona non è solo questo. E’ turismo, scambio di gruppi gemellati, amicizia, folklore, è…un invito alla partecipazione…”

 Nelle premiazioni si puntò, fin dall’inizio, ad  evidenziare anche l’aspetto culturale legato al luogo di svolgimento della corsa sia proponendo prodotti ad hoc realizzati dall’amico Marcelli di Portorecanati, sia includendo libri messi a disposizione dalle amministrazioni locali, senza trascurare le usuali coppe.

 Oggi come oggi, la Maratona necessita di una “messa a punto” e di essere riproposta  nuovamente nella distanza classica di 42Km., escludendo le scalette della Cascata; non è solo un sogno personale, ma il desiderio di tanti altri camminatori.

Lo richiede la sua specificità, l’eco nazionale, l’interesse, e l’attenzione suscitati nel passato fra i dirigenti del Coni, i quali, grazie all’On. Nedo Canetti, non mancavano di  invitare il gruppo alle riunioni importanti. Ricordo l’impressione che ebbe il CT azzurro della nazionale di atletica leggera, Elio Locatelli che vivendo  insieme a me e Nedo le fasi di svolgimento della Maratona delle Acque,  espresse apprezzamenti sul percorso e sul clima di entusiasmo che la corsa emanava. La bellezza naturale del percorso pieno di verde ed acqua con un paesaggio poetico poteva, a suo dire, entrare fra quelli da selezionare per svolgere una prova nazionale di Maratona.
L’On. Nedo Canetti, responsabile dello Sport del PCI, poi del PdS con un passato nelle fila dell’UISP, redattore di molti articoli sui valori dello Sport ci ha seguito in tante occasioni dando un contributo di crescita all’associazionismo sportivo. L’incarico di Nedo è ai nostri giorni coperto da Paola Concia che ha dato continuità al percorso da lui tracciato.

Alla vigilia di alcune corse, si era soliti organizzare convegni sulle problematiche connesse allo sport.
Lo spessore e l’importanza degli argomenti affrontati, oltre all’immancabile presenza dell’On. Canetti, hanno registrato la partecipazione di personaggi di grande rilievo nazionale come Franco Fava, maratoneta di levatura mondiale, Paola Pigni Cacchi, specialista del mezzofondo, medaglia di bronzo agli Europei 1969 ed ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera 1972, Vincenzo Romano, dirigente del Coni che ha sempre lavorato per la promozione dello sport ad ogni livello ed in particolar modo nel settore giovanile; Sandro Donati, consulente Wada (Agenzia Mondiale Antidoping) che è stato uno dei primi a porre l’attenzione sul ricorso al  doping nello sport; l’Arch. Enrico Carbone dirigente del Centro Studi Coni; Paolo Bergamo,   arbitro internazionale di calcio; Marcello Armeni, Presidente nazionale Fidal Amatori; l’avv. Guido Calvi, parlamentare, presentatore del disegno di legge sul doping; l’On. Adriana Ceci Bonifazi, Vice Presidente Commissione Sanità alla Camera,  tanti giornalisti di testate nazionali fra cui Gianni Melidoni e Italo Cucci.

Si cercò di dare senso e forma all’attività sportiva, nello spirito di quanto caldeggiato dal dott. Ernst Van Aaken “Correte a lungo, lentamente, gioiosamente, in piena natura, tenendo un ritmo respiratorio ottimale.”
Per diffondere le manifestazioni, si puntò sui gemellaggi fra città, sugli scambi di esperienze e servizi, sul coinvolgimento delle famiglie nell’intento di creare il giusto clima aggregante di amicizia e socializzazione. Si pensò di realizzare un giornale sportivo per dare un maggiore eco all’attività e ai progetti del gruppo. La testata si chiamò “Amatori Podistica Terni” (Il primo numero uscì nel mese di agosto 1986-Direttore Responsabile Gastone Strozzi).
Si prese l’abitudine, come sopra accennato, di far precedere le corse più importanti da un convegno, alla fine del quale si andava insieme a  festeggiare.
Le tematiche affrontate variavano a seconda delle problematiche sociali e sportive: “La donna nello Sport”, “Sport in una città industriale”, “I giovani, la scuola ed il tempo libero”, “Lo sport gli anziani e gli invalidi”, “La violenza nello sport”, “Il volontariato lo sport e la legge”, “Lo sport, la salute, l’ambiente ed il tempo libero”, “Programmare, costruire, gestire gli impianti sportivi degli anni ‘90”, “Le barriere dello sport. Lo sport verso il 2000”, “Tecnologie, sport e tempo libero”, “L’informazione, lo sport e la salute”, “L’informazione ed il nuovo assetto sportivo” “ Pratica dello Sport, alimentazione, Medicina sportiva”,”Cuore ed attività motorie- esercizio fisico dell’età evolutiva”,” Lo sport per tutti”, “Sicurezza degli impianti e delle manifestazioni sportive”, “Sport, salute e doping”, “Crisi del Calcio, Crisi del Coni Crisi dello sport?”, “Lo Sport è inquinato?”, “Sport reale,sport virtuale”, etc. con la pubblicazione degli atti.
Il volume “Camminare umile, spontaneo e affascinante sport” uscì nel 1980.
All’inizio, l’Amatori Podistica Terni fu affiliata alla FIASP, Federazione Italiana Amatori Sport Popolari, oggi “Federazione Italiana Amatori Sport per tutti” e, nel 1979, il gruppo si iscrisse alla Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera)per sviluppare l’attività giovanile.
Il Gruppo Sportivo Amatori Podistica Terni nel 1978 aveva il seguente Direttivo: Presidente Giocondo Talamonti, Vice-Presidente Pietro Falsini, Segretario Antonio Bravi, Presidenti onorari Bruno Pietraforte e Dino Polverari, consiglieri: Angelo Americo, Alberto Battistini, Paola Calcina, Roberto Canestrelli, Giuliano Fiorini, Roberto Locci, Franco Neri, Alberto Nullo, Romualdo Rossi, Alfio Serafini, Roberto Tentellino.
La presenza del perugino, Roberto Canestrelli, fu determinante per stabilire rapporti con i gruppi che nascevano numerosi a Perugia e dintorni e anche perché Canestrelli partecipava con entusiasmo alle uscite del gruppo per la simpatia che aveva con la città di Terni. Spesso era presente alle manifestazioni podistiche del ternano, alloggiava per l’occasione presso l’Albergo Allegretti, dove a chiusura di ogni corsa si precipitava per fare una doccia per poi subito recarsi  alla stazione a prendere il treno.
Nell’anno successivo (1979), il Direttivo si modificò leggermente, e risultò  composto da: Presidente Giocondo Talamonti, Vice-Presidente Alberto Nullo, Segretario Antonio Bravi, consiglieri: Alberto Battistini, Paola Calcina, Giuliano Fiorini, Roberto Locci, Lucia Mari, Franco Neri, Sandro Neri, Luigi Pepponi, Daniela Amadio, Luciano Michiorri, Alfio Serafini.

Nei successivi direttivi entrarono Raffaele Stuppini, Luciano Montesi, Maurizio Cristiani, Gastone Forzanti, Augusto Fratini, Giuseppe Solani, Giuseppe Palermo, Bruno Battistini, Enrico Pasquali, Edgardo Sardonini tutte persone inclini al rapporto sociale, all’aggregazione, al raggiungimento dell’obiettivo “lo sport è salute”.



Bruno Battistini, titolare del noto ed omonimo negozio di strumenti musicali, diffuse  i primi volantini di invito ad iscriversi al gruppo Amatori. L’associazione s’allargò a dismisura. Camminare, correre e, comunque, muoversi era diventato un imperativo al quale non si poteva rinunciare o rimanere indifferenti. L’organizzazione delle manifestazioni si faceva sempre più complessa. Il problema della partecipazione non si poneva solo in termini di accoglienza, ma di sicurezza. E alla sicurezza non si potevano far deroghe. L’impegno cresceva e l’apporto di iscritti con le giuste conoscenze per assicurare gli standard minimi di salvaguardia fisica (non esclusa la preparazione di cibi su scala macroscopica) non era più un optional.
Enrico Pasquali grazie alle esperienze maturate come campeggiatore fu incaricato del “servizio pasti e ristoro”;  si avvaleva della collaborazione della brava cuoca addetta alla mensa  delle scuole “Mazzini” e “Matteotti”, abituata perciò a  preparare pasti di qualità per centinaia di persone. 
Ma non fu quella l’unica occupazione; le relazioni e i collegamenti con l’estero s’infittivano, specie dopo la mia nomina a Presidente nazionale della FIASP.
Luciano Michiorri fu il primo a venire in soccorso al mio incerto inglese, proponendosi come accompagnatore in ogni dove. Non dovetti aspettare molto a concludere che ne sapesse meno di me. Ma stavo così bene con lui.
Con Luciano preparavo gli interventi per le varie assemblee ed incontri. La sua disponibilità andava oltre ogni immaginazione. Riusciva a comunicare in tutte le lingue del mondo, facendo ricorso ai gesti e alle più varie espressioni del viso. Se la lingua serve a comunicare, lui era così bravo da utilizzare occhiate e mosse interpretabili da tutti. Anzi, da quasi tutti.
Non gli riuscì in Danimarca. Stavamo al ristorante. Seduti da un’ora, non ci servivano mai. Luciano s’era addolorato il fianco a forza di colpirselo con la mano tesa per far capire che avevamo fame. Il cameriere ci guardava ora con un sorrisetto colpevole, ora con una faccia seria e se ne andava. Tutti mangiavano meno noi. Fu allora che, approfittando di una distrazione del cameriere, Luciano afferrò un carrello colmo di portate, ne scaricammo un paio e mangiammo. Con lo sguardo controllavamo la reazione  del dipendente, pronti a difendere con i denti, prima che con le unghie, il pasto faticosamente conquistato. Resosi conto dell’azione di forza, si rivolse a noi in danese e a brutto muso, ma stavolta fummo noi a ignorarlo. Un commensale che aveva assistito ai precedenti nostri tentativi e alla studiata mancanza di attenzione del cameriere disse qualcosa al connazionale. Si capiva bene che si trattava di un rimprovero e che in qualche modo difendesse il nostro comportamento.
L’assenza di comprensione era un elemento ricorrente all’estero. Per meglio dire, era una costante. In occasione delle Olimpiadi degli Sport Popolari organizzate in Belgio, l’unica nota storta fu l’uso esclusivo del fiammingo per, diciamo così, comunicare. Ricordo che dall’albergo, io e Lelli, che m’accompagnava, dovevamo partecipare ad una riunione in una non meglio definita destinazione che, terminando per “…salle”, arguimmo si trattasse di  una stanza adibita allo scopo. Chiedemmo indicazioni al portiere, il quale, sempre in fiammingo, ci fece capire che, girato l’angolo, avremmo trovato quello che cercavamo. In effetti trovammo un cartello  e una freccia che diligentemente seguimmo. Tanto diligentemente che, dopo qualche centinaio di metri stavamo ancora seguendola. Per farla breve, imboccammo a piedi e sotto un sole insolito per quelle latitudini, una superstrada. Sempre attenti e quasi ipnotizzati dalle indicazioni dei frequenti cartelli e dalle frecce che sembravano dare “…salle” a due passi, percorremmo più di 10 chilometri. Sotto ad ogni indicazione stradale c’era sempre una scritta in fiammingo di cui ignoravamo il significato. Quando, infine, ne trovammo uno che riportava in basso “5 Km”, ci sembrò d’essere giunti a casa. Arrivammo a destinazione mezzo disidratati. La riunione era finita da oltre mezz’ora e rinuncio a pensare a quali conclusioni dovettero giungere i pochi che erano rimasti alla vista di noi due avventati su birre, sidro, coca cola e ogni altro liquido disponibile.
Una volta tornati in albergo chiedemmo al portiere, stavolta in inglese, perché mai ci avesse ingannato facendoci credere che il posto stesse dietro l’angolo e apprendemmo che intendeva riferirsi alla navetta allestita per raggiungere il posto. Ci guardammo sconsolati e ci sentimmo un po’ come Totò e Peppino a Milano
Un doveroso ricordo voglio riservarlo all’Avv. Augusto Fratini che correva con a fianco il cardiologo  dottor Giuseppe Solani. Si sentiva tranquillo in quel modo e così andava senza paure.
Con lui ho fatto una maratona in Austria. Una presenza gradevole la sua, e un punto di riferimento per tutti, capace di sdrammatizzare ogni cosa con il sorriso sulle labbra. Un’altra figura destinata a restare indelebile nella memoria è quella di Gastone Forzanti. Nei momenti di difficoltà cercavo il suo abbraccio. Generoso per natura e disponibile per scelta, era dirigente dell’Avis e si faceva in quattro per ascoltare non solo il Presidente, ma chiunque si trovasse in bisogno di aiuto.  Due occhi vispi gli conferivano simpatia, tanto che accoglieva, con la bandierina rossa, i pullman che giungevano al campo scuola facendoli sistemare per consentire a tutti di parcheggiare. Lui per tutti era “Gastò”, un modo inusuale per stabilire il contatto prima degli abbracci. Pronto ad un giro di ballo alle prime note della musica.
Edgardo Sardonini: la sua predilezione, in ogni  raduno, è  di prendere in mano il  microfono con cui commenta tutte le fasi, cercando di coinvolgere i presenti e di indirizzarli nel modo giusto. Persona semplice, ma ricco di amore e passione per lo sport. Le frecce lungo il percorso sono state le sue e…nessuno gliele toglie.
Giuseppe Palermo, insieme a Gerardo Gambini, ha sempre curato la distribuzione dei riconoscimenti ai partecipanti. Severo con se stesso si è accreditato nel gruppo come persona da tenere in debita considerazione; cristallino e d’acciaio  ma anche faro nei momenti difficili.
Sandro Romboli, il maggiaiolo doc, presentatore di spettacoli di arte varia entrò nell’organizzazione dell’Amatori come speaker al Campo Scuola “Casagrande”. Ho un ottimo ricordo. Durante un’assemblea un po’ animata del gruppo Amatori qualcuno, rivolgendosi a lui con fare quasi minaccioso, lo apostrofò con le parole “…che stai registrando?...” e lui, dalla battuta sempre pronta,… “ voci nuove…”
Maurizio Cristiani, Capitano della Fabbrica d’Armi, era il mio abituale compagno nelle corse, condividevo con lui lo stesso ritmo e la stessa voglia di partecipare. Ci si allenava spesso insieme e il suo  passo costante, a volte, non ti lasciava respirare.
Francesco Cervelli il suo programma di corsa, invece, era del tutto personale; lo vedevo al via, impostava il suo ritmo e ci incontravamo di nuovo all’arrivo. Ricordo che alla “100 chilometri del Passatore” percorremmo insieme  i primi tre quarti dei 106,5 Km del percorso ma,  stanco di seguire il mio passo,  mi disse“…io allungo, voglio raggiungere Falsini, tanto siamo quasi arrivati” mancavano alla meta quasi trentadue chilometri. Il giorno successivo, pur stanco e con dolori ai piedi mi sono recato al lavoro, lui invece  ha preferito smaltire la fatica a letto. Si dice per una settimana.
Alberto Nullo, atleta generoso e persona squisita. Barista prima da “Evangelisti” e poi, in Piazza del Mercato, al “Chicco d’Oro”. Tra un caffè e l’altro ti dava le informazioni necessarie per partecipare alla corsa della domenica, nel retrobottega  aveva messo una bacheca ove erano affissi tutti gli impegni del gruppo. Il bar diventò la sede di incontro e punto di riferimento. Alberto curava e garantiva i rapporti con tutti e trasmetteva la sua cordialità aiutando organizzatori e podisti nell’esercizio della loro passione. L’Amatori Podistica, a sua volta, tacitamente si conformava agli impegni di Alberto. Quando decise di lasciare il “Chicco d’Oro” per la pensione (si fa per dire), ricominciò in un bar di via Primo Maggio e nuovamente lì ci si incontrava per prendere il caffè e leggere il giornale; unicamente  perché c’era Alberto, un amatore che sapeva sempre accogliere tutti  con il sorriso…
Il gruppo aggiunse una voce importante e qualificante ai suoi annuali programmi quando organizzò la Staffetta Terni- Bologna, nell’intento di celebrare quel triste evento della stazione di Bologna del  “2 Agosto 1980, una data da non dimenticare”. Quella scelta segnò un obiettivo non solo sportivo. Il gruppo era composto da gente che, oltre a correre, usava anche la testa per riflettere e per stimolare attenzione e interesse su temi di scottante attualità sociale; furono partecipazioni sofferte, scelte condivise dopo notti insonni, felicemente stanchi e coscienti di aver dato, a modo nostro, un contributo alla condanna popolare di politiche stragiste. In una delle tante marce ho ricevuto da mio figlio Claudio, una lezione di vita. Ci trovavamo nei pressi di Bologna e la manifestazione comprendeva la visita al monumento eretto  in memoria dei partigiani caduti sul monte Sabbiuno.  Lì, c’è uno strapiombo dove i partigiani uccisi venivano gettati e fatti rotolare, come rifiuti, nella scarpata. Mi dimenticai di svegliare Claudio. La mancata visita provocò una sua reazione al risveglio che mi dette la misura del mio errore. Con un tono deciso mi disse: “…che ci sono venuto a fare?”. Faceva solo le elementari, ma mi insegnò che la volontà di omaggiare le vittime di quella pagina triste della storia, valeva per lui molto più di una partecipazione alla corsa. Una scelta fatta fin dall’inizio, è stata quella di legare le manifestazioni ad un problema sociale e ambientale, perché attraverso lo sport si facesse una riflessione sui temi collegati alla salute, al tempo libero, alla salubrità dell’aria etc.
Quando tutti misuravano la salute sulla base di un certificato medico che autorizzava l’attività sportiva, il gruppo promuoveva la cultura della salute,  sviluppando le conoscenze sanitarie dei partecipanti ai fini del soccorso ai  podisti in seria difficoltà. Le basi di primo soccorso che si intendevano conferire  avevano il proposito  di allungare i tempi in misura utile al sopraggiungere dell’ambulanza.
Altro aspetto che impegnò l’Associazione fin dall’inizio, fu il rapporto con la stampa, consapevoli che la comunicazione consentiva di interagire in modo efficace con un largo pubblico.
Grazie a questo strumento, le nostre manifestazioni si fecero conoscere e, attraverso depliant illustrativi inviati a tutte le società e gruppi sportivi in Italia, fu possibile estendere l’informazione sull’intero territorio nazionale.
La nostra partecipazione alle varie marce amatoriali organizzate da altri gruppi, prevedeva sempre l’esposizione di un nostro striscione, di manifesti della Cascata delle Marmore e del lago di Piediluco che attiravano l’attenzione dei podisti e dei camminatori.
Le TV locali, a cui non facevamo mancare il nostro comunicato stampa, ci seguivano e in prossimità delle manifestazioni davano molto risalto all’evento. La prima TV locale a supportarci fu Teleterni anche se trasmetteva via cavo ed era accessibile a pochi concittadini. Fu quella stessa emittente che riprese il primo Circuito dell’Acciaio, un filmato andato perduto perché la stazione, purtroppo, riutilizzò la cassetta per altri servizi, nella determinazione di risparmiare.. Un danno per la storia del podismo nella nostra città.
Tra gli atleti di maggior spicco che hanno nobilitato con la loro presenza le manifestazioni dell’Amatori Podistica Terni vanno ricordati: Elvino e Loris Gennari, il primo vincitore di una Torino –Saint Vincent, l’altro fondista di fama nazionale; Vito Melito più volte vincitore della “100 Km. del Passatore” da Firenze a Faenza; il ternano Tonino Viali che ha iniziato a correre con l’Amatori Podistica Terni e poi ha cambiato squadra perché voleva andare alle Olimpiadi.  Quando espresse questo suo intendimento, lo guardai  un po’ scettico, ma oggi, alla luce di quello che ha fatto Viali, debbo dire ai giovani che l’impegno, la serietà, il sacrificio e la voglia di imporsi sono tappe obbligate per realizzare i propri sogni. Viali è diventato atleta azzurro del mezzofondo. Questi i successi più brillanti da lui riscossi negli 800 metri: nel 1988 ha partecipato alle Olimpiadi di Seoul, ottenendo il 2^ posto in batteria, arrivò ai quarti di finale (non entrò nella finalissima perché ai quarti erano solo i primi tre a classificarsi), nel 1989, ai Mondiali indoor,  tenutesi a Budapest, si classificò al terzo posto con 1'46"95,  nel 1991, ai Giochi del Mediterraneo di  Atene ottenne ancora il  Bronzo, nel 1992 agli Europei indoor a Genova vinse ancora il Bronzo. 
Altre iniziative che hanno accumulato nel tempo fascino e valore storico, furono: l’organizzazione della 100 Km. Perugia-Terni, che trovò spazio per la prima volta sulla pagina nazionale sportiva de “Il  Messaggero”; la manifestazione “Lui e Lei” che si svolgeva  nella settimana di San Valentino; gli spettacoli per bambini in maschera nel periodo di carnevale, prima al cinema “Modernissimo”, a fianco del Caffè Pazzaglia, e poi presso le Officine Bosco, con animazione per far divertire grandi e piccoli.

Lo spirito della Festa, come si capirà, ha sempre animato l’Amatori Podistica e ha richiamato un numero crescente di iscritti alle manifestazioni. Fra i partecipanti non sono mai mancati i personaggi di spicco della città.  Il Sindaco di Terni, On. Giacomo Porrazzini, seguiva la nostra attività e partecipava alla Maratona e al Circuito dell’Acciaio. Io ho avuto il piacere di allenarmi con lui e vi posso assicurare che aveva il passo costante del montanaro, quello, per intenderci, che non riesci a staccare e che anzi,  fai fatica a seguire.
L’assessore Rischia Roberto, grande estimatore del gruppo, non ha fatto mancare la sua presenza anche in manifestazioni internazionali.
La prima uscita oltralpe del Gruppo è stata la Maratona di Parigi. Cinquanta iscritti partiti da Roma con il “Pendolino” diretto nella capitale francese, in compagnia di un’infinità di storie, aneddoti, scherzi, macchiette ed episodi come quella di Canestrelli che dormendo in cuccetta cadde dal letto nel momento in cui sognava di andare incontro ad un incidente. La caduta gli comportò un danno fisico di discreta importanza. Il capotreno avvertito dell’incidente mi comunicò i particolari mentre varcavamo la frontiera. Alla stazione “Gare de Lyon”, a Parigi trovammo ad attenderci la polizia ferroviaria, che pretese di intervenire in nostro aiuto prima di andare in albergo.
Non ci avrebbe lasciato partire se non avessimo risolto il problema fisico di Canestrelli. Detti l’incarico a Michele Ariola di accompagnare il ferito al centro ospedaliero; un parente di Roberto Gentileschi  ci fece da interprete.
Con il metrò raggiungemmo Saint-Denis e fummo dislocati in due strutture diverse ove alloggiare, grazie all’interessamento della città gemella di Terni, Saint-Ouen.
Era la prima volta che vedevo Parigi e la Torre Effeil.
 Uno spettacolo, un sogno. La bellezza di quei monumenti la conoscevo solo attraverso i libri e nonostante ci fosse una scommessa, con l’allora assessore Rischia, su chi avesse completato per primo il percorso dei 42 chilometri, cercai di mantenere un  passo cadenzato per  armonizzarlo con i tempi necessari a gustare le bellezze che incontravo.
I viaggi che ho fatto successivamente a Parigi, non mi hanno dato l’emozione che provai quella prima volta.
I collegamenti radiofonici fra Parigi e Terni erano assicurati da Michele Ariola che dava voce e informazioni sulla nostra partecipazione ai concittadini in Italia.
Durante queste trasferte la funzione del giornalista era importante, in quanto faceva vivere alla città il piacere della corsa e le soddisfazioni che i concorrenti provavano.
Negli anni successivi, la città francese gemellata ci mise a disposizione le stanze ricavate sotto le gradinate dello stadio di calcio di Saint-Ouen. Mi ricordo che le stanze matrimoniali furono lasciate ai podisti che avevano portato con se le mogli, mentre in una camerata dormivano tutti i singoli. E’ facile immaginare quante situazioni divertenti, spassose e ridicole si possano essere verificate durante il soggiorno. Fra noi si era instaurata una specie di concorrenza per superarsi l’un l’altro durante la corsa, con studio sistematico di tattiche che non si riusciva mai ad applicare ed il tutto per il gusto semplice dello sfottò del giorno dopo.
Dopo tanti anni mi scorrono davanti agli occhi gli amici dell’Amatori che non ci sono più (Nullo Alberto, Forzanti Gastone, l’avvocato Fratini Augusto, Michiorri Luciano, Domizi Franco e tanti, tanti altri) e personaggi che hanno fatto la storia del podismo in Italia: Remo Martini, Ferramondo Pierluigi, Mario Ferracuti, Bruno Marcelli... Con quest’ultimo ho in programma ogni anno una sfida sui cento metri in pista, ma in un modo o nell’altro si trova sempre il motivo per  rinviarla…chissà perché?
 Forse per un rispetto reciproco degli orgogli personali passati?
Bruno Marcelli è stato un grande atleta, un velocista a livello nazionale. Anche io sono stato un componente della staffetta 4x100 ai campionati studenteschi nella categoria allievi dell’ITIS. Certamente, il confronto fra le prestazioni pregresse è tutto a mio sfavore, ma io continuo a mettere sulla bilancia lo spirito e la volontà che non mi hanno mai abbandonato.
Scavare nei ricordi e riportare alla mente fatti e personaggi di un periodo semplice ma pieno di significati, fa rivivere momenti bellissimi e forti emozioni.
 E’ un po’ come riavvolgere il film d’una parte della propria vita e assaporare gusti e valori perduti che acquistano significato solo con il tempo, quando qualche capello bianco te li fa apprezzare ancora meglio, proprio grazie alla consapevolezza e alla certezza che non avranno modo di ripetersi.
 Tanti i flash che riaffiorano alla mente e che danno valore all’ormai quarantennale storia dell’Amatori Podistica Terni, pur nella dinamica delle sfaccettature con cui si è sempre confrontata; eccone alcuni.

“Insieme per capire”, una manifestazione della Fiasp ideata con il duplice scopo di raccogliere fondi in aiuto dei più bisognosi e delle associazioni operanti su tematiche sociali e, anche,  di far riflettere tutti sui problemi sociali, economici e fisici delle persone. La partecipazione era libera ed il passo era regolato secondo le potenzialità personali, così i chilometri: un giro di un percorso cittadino, due o tre per chi intendeva misurarsi con se stesso. Terni si è sempre distinta per generosità ed amore verso gli altri. Ora non so più che fine abbia fatto tale iniziativa.
La condivisione di intere famiglie ha personalizzato il carattere del Gruppo;  le più numerose, con tre maschi, la Famiglia Nullo e la Famiglia Talamonti e tre femmine la famiglia Mariani. Ricordo le alzate di notte per raggiungere i posti ove si svolgevano le manifestazioni sportive; le attese a Piazza Tacito e le sollecitazioni telefoniche a chi pur iscritto alla corsa non si svegliava. I figli che continuavano a dormire poggiando la testa sulle gambe della madre salvo  svegliarsi ogni qual volta il pullman faceva una sosta per consentire di sgranchirsi le gambe, la voglia di arrivare e di correre una volta giunti a destinazione. Pranzo al sacco o con gli organizzatori, ma mai una lamentela da parte dei più giovani.

Il coinvolgimento della scuola da sempre cercato e parzialmente acquisito; nonostante il Provveditorato prima e la Direzione Scolastica avessero, nel passato, emanato  apposite circolari alle scuole in occasione delle manifestazioni cittadine e nonostante le  sollecitazioni di docenti iscritti, ancora oggi riscontra discontinuità, vuoi perché manca l’orgoglio di sentirsi parte di una determinata comunità, sia per inerzia verso l’educazione fisica e il movimento. Certo manca lo spirito che aveva il mio docente di educazione fisica, il Prof.  Pietro Picchiami, che era solito allenarci, me e l’amico Archimi Giancarlo affiancati in corsa e lui dietro in bicicletta. C’è da lavorare, ma la strada è quella.

L’interesse all’attività dell’Amatori di Monsignor Franco Gualdrini, vescovo di Terni, Narni e Amelia.  Egli, romagnolo, incontrando in piazza i gruppi provenienti dalla sua regione, non mancava di soffermarsi e magari cantare con loro, prima della partenza: “Romagna mia, Romagna in fiore…”. L’apprezzamento che aveva nei confronti del gruppo lo dimostrava con la Sua immancabile presenza e con espressioni beneauguranti. In occasione della Maratona delle Acque del 10 maggio 1998 dette avvio alla manifestazione con le parole “A quanti, giunti da Terni e da ogni dove, partecipano alla Maratona delle Acque, sia ripiena di ogni bene la benedizione del Signore. Agli adulti (donne e uomini), agli anziani, ai giovani, ai bambini: vivete una giornata di fraternità in questo nostro bel territorio! Ai Dirigenti e promotori un saluto di stima e di augurio”.

"I disturbi intestinali”…La postina di Portorecanati che il giorno prima aveva partecipato alla Maratona delle Acque ed aveva festeggiato al Campo Scuola, tornata al lavoro, al momento della consegna porta a porta : “c’è posta per Lei, scusi posso utilizzare il vostro bagno”.
 L’antefatto: la pasta asciutta, lasciata da parte per i gruppi che si dedicavano alla distribuzione, aveva a lungo stazionato al sole in contenitori di alluminio.  Ciò aveva prodotto una lieve e fastidiosa alterazione dell’alimento. Mentre Nullo raccontava all’avvocato Fratini quello che era successo al gruppo di Portorecanati fu costretto ad interrompersi … “devo andare urgentemente al bagno..."  Si presentava  anche per lui il disturbo in argomento.


Il gemellaggio con la città di Portorecanati e il gruppo di Bruno Marcelli.
 Un gemellaggio che veniva vissuto in diversi momenti di ogni  anno. Bruno ci invitava alla Festa del gruppo e dei simpatizzanti. Tante le persone che vi prendevano parte; per Terni interveniva il nostro Onorevole Mario Andrea Bartolini e poi tutti in discoteca. La cosa singolare è che si ripartiva subito per Terni e non sempre il tempo era bello, c’èra la neve, era freddo anche perché si ripartiva alle due di notte. Io, sempre alla guida della mia Opel, per non addormentarmi tenevo il finestrino aperto e chi stava nei sedili posteriori si doveva proteggere coprendosi, come poteva, con il cappotto. Sembrava di essere in Siberia…il loro commento.
Una volta, per dare risalto al rapporto di amicizia i podisti del gruppo, partendo da Portorecanati, a staffetta, giunsero il sabato pomeriggio a Terni dove, in piazza Europa, era in atto la “Festa del Podista” manifestazione che precede la Maratona delle Acque. Sul palco c’erano il Sindaco di Terni, l’On. Mario Andrea Bartolini e tanti amici del gruppo
Era il 6 maggio 1982 e il gruppo podistico di Portorecanati aveva deciso di correre i 180 km che li separa da Terni, lasciando ad ognuno la libertà di adeguare il percorso personale ai suoi tempi di marcia. Al Castello Svevo, il sindaco uscente Luigi Matassini e quello entrante Romano Vecchi dettero il via ai  35 atleti coinvolti, ed alla carovana  delle auto al seguito, organizzata  per gli scambi e per le attrezzature utili. Giunti alla Cascata delle Marmore furono scortati dai vigili e dai carabinieri di Terni, per essere accolti a Piazza Europa dalle majorette, dalle istituzioni, dal Gruppo Sportivo “Amatori Podistica Terni” e da tanti altri gruppi partecipanti alla Maratona delle Acque. La conclusione dell’impresa fu segnata dall’accensione della fiamma, da parte dell’ultimo staffettista del GPA Portorecanati, in un apposito braciere predisposto  come alle Olimpiadi. Il gemellaggio si consolidò il giorno dopo al campo scuola con una torta gigante offerta a tutti i partecipanti dalla città di Portorecanati.

Qualche curiosità? 
Era caldo e i componenti il gruppo, durante le ore di sole,  preferirono correre a petto nudo: tutti arrivarono  abbronzati, solo Marcelli accusò una vistosa scottatura!
Un’altra particolarità: giunti alla Cascata delle Marmore hanno dovuto improvvisare una sosta forzosa: erano in anticipo rispetto alla tabella di marcia di oltre 35 minuti e soprattutto sulle previsioni indicate  alle autorità di accoglienza.
Che bello evento sportivo…


La 1000X 1000 in pista (mille atleti per mille chilometri). L’Amatori fu chiamata a dare il proprio contribuito nei chilometri da percorrere di notte. Tutti si dichiararono disponibili e a bordo campo, in attesa del proprio turno, ci si organizzava con panini al prosciutto. Si scherzava e ci si divertiva facendo una gara tutta interna impostata su chi impiegava minor tempo a fare il chilometro spettante. Nella prima edizione l’eccezionalità era costituita dal mettere insieme mille persone animate dal solo impegno di portare a  termine i mille chilometri della corsa. L’On. Bartolini, che non ci ha mai abbandonato, si cimentò insieme al gruppo e con il gruppo trascorse la notte.
La singolarità era costituita dal fatto che amatori, atleti, gruppi studenteschi, singole persone si erano iscritte per portare a termine mille chilometri continuativi, senza preoccuparsi del tempo occorrente. Negli anni successivi si tentò di abbassare i tempi per cui a ciascuno veniva richiesto un maggiore impegno. L’incidente a un concorrente ha cancellato per sempre una manifestazione piena di folklore e di fascino. Una kermesse dove oltre all’atleta si esibivano spettacoli di arte varia. In poco tempo aveva raggiunto un eco non indifferente. Ma anche qui…


La Maratona ed il Cantamaggio.  Il Cantamaggio ternano è una ricorrenza legata  al ritorno della primavera e al risveglio della natura dal sonno invernale, celebrata, all’inizio, con l’usanza di addobbare  con rami e fiori carri trainati da animali su cui salivano i "maggiaioli". In tale veste, fra cui  spiccava  un ramo fiorito con  appesa una lanterna, gli originari  componenti andavano di casa in casa cantando stornelli e canzoni d'amore; spesso ricevevano in cambio denaro o prodotti della natura e a chiusura di ogni sosta,  piantavano il ramoscello in terra per propiziare fortuna e fecondità.
Ai nostri giorni nella serata del 30 Aprile, il Cantamaggio  viene festeggiato con una  sfilata per le vie cittadine dei " Carri di Maggio", carri allegorici a tema di grandi proporzioni, ognuno con una propria canzone, che concorrono  per l’assegnazione del premio al miglior costruito. I carri sono allestiti da gruppi di Maggiaioli costituitisi in rappresentanza dei quartieri della città e dei dintorni, a cui si è aggiunto il gruppo  dell’Istituto scolastico IPSIA. L’idea di legare la festa tradizionale dei ternani con la Maratona delle Acque nacque con l’obiettivo di far conoscere ai tanti camminatori provenienti da tutt’Italia un’usanza importante locale e, nello stesso tempo, richiamare l’attenzione della città su uno  sport che ben si lega al luogo in cui viene esercitato. Ci riuscimmo e durante la Festa del Podista tutti i carri venivano fatti sfilare  di nuovo in Piazza della Repubblica per poi  mettersi in circolo mostrando il folklore e le bellezze della canzone maggiaiola  in vernacolo con cui spesso si pongono all’attenzione della comunità le cose che non vanno “…lu pennone de Piazza Tacito che s’è missu a pecorone…”. Di nuovo anche i ternani potevano godere della loro sfilata. Fu istituito anche un premio autonomo per il miglior carro  che veniva però attribuito da una giuria composta dai podisti provenienti da fuori regione e inoltre un premio ad un maggiaiolo doc…


La corsa della “Befana”: nata per promuovere lo sport fra i bambini coinvolgendoli attraverso il gioco. Una manifestazione che ha visto la presenza di paracadutisti, di clown, degli animali del circo che nel periodo di gennaio svolge l’attività a Terni, arricchita da Podisti del gruppo che mascherati da Befana e da Babbo Natale distribuivano caramelle e altre leccornie. Una manifestazione che ha fatto i conti con la neve, con il vento, con la pioggia mettendo a rischio la stessa natura dell’evento e cioè quello di valorizzare lo sport fra i giovanissimi.

Gli incontri con i gruppi podistici. Tutti veri e sinceri, essendo stati improntati all’insegna dell’amicizia e dei grandi valori che racchiude lo sport: passione, lealtà nei rapporti, partecipazione come momento privilegiato, una specie di festa…certo oggi lo sport è un’altra cosa.

Ebbene tante di queste iniziative che hanno dato valore e significato alla attività dell’ Amatori Podistica sono state via via abbandonate, facendo impoverire la vitalità di una cittadinanza ben disposta ad integrarsi e a confrontarsi con tante altre realtà. La corsa è importante in sé e la si amplifica legandola alla cultura.

Nello scrivere queste mie righe sulla storia dell’Amatori, debbo dire che  tutto il fascino e il resoconto che vi aleggiano  risultano ben  colte ed evidenziate nella  poesia in vernacolo ternano scritta da mia moglie in occasione del venticinquesimo anno dalla fondazione. Solo partendo da ciò che siamo stati possiamo guardare al futuro con speranza e  con la consapevolezza che si può migliorare. L’amore deve guidarci in ogni impegno e questi appunti sono dedicati a tutti quelli che vedono nello sport un elemento di crescita individuale e collettiva. Chiudo ringraziando tutte le mogli dei podisti, lodabili per essersi messe a disposizione non solo caldeggiando e condividendo la passione dei loro compagni, ma anche  per  rendere pensabile il successo delle manifestazioni. Fra loro, includo mia moglie che ha sempre mostrato affetto e comprensione nell’assecondare le mie “voglie” di sport, nel seguirmi e nel condividere i miei slanci, sobbarcandosi “alzatacce” in piena notte e nell’aspettarmi quando impegni mi facevano ritardare la cena…






SO PASSATI 25 ANNI!




So passati 25 anni
da quanno
quattru amici,
co lla voja
de curre o camminà,
l'Amatori Podistica
deciseru de furmà.


Li primi tempi,
era come n'à famija,
se annaa ne lli dinturni
do ci stea che corsa,
se currea o se cammmaa,
ppo tutti insieme
allegramente se cenaa.


A le prime corse
erano sulu in pochi
a partecipà,
le donne ppo,
steano a guardà,
sulu quarcuna
cea lu curaggiu
de partecipà.


Lu gruppu allora
cuminciò annà
fori regione.
Fece nove amicizie,
se gemellò co andri gruppi,
cucì lla gente n' cuminciò
a conosce Terni
lla Maratona e l' Amatori.


Oggi li cuncurrenti
so sempre tanti,
ppe 'gni corsa
minimu so mille,
ommini e donne
senza distinzione.


Lla gente vene a Terni
e sé trova bbene,
lu magnà è bbonu
i dintorni bbelli,
ppo trova
amicizia e curdialità
e cià sempre
voja d'arturnà.


Lu gruppo
come n'à famija
cia avutu
tante suddisfaziuni,
ma anche
delusiuni e duluri ...
Ma li veri amici
so armasti uniti,
e insieme so sempre
annati avanti.


Da allora in tanti
co stu gruppu
se so assuciati
e tanti andri
se né so annati,
sulu li mejo
non l'honno
mai lasciatu.


Andri gruppi
ppo se so furmati
ma lu ppiù impurtante
è sempre l'Amatori.
E' cunsideratu e stimatu
non sulu
a livellu lucale,
ma su tuttu
lu territoriu naziunale.


Tante le cose urganizzate:
maratone, staffette,
100Km Perugia-Terni,
corse della bbefana,
e de carnevale;
E la festa de lu pudista
che da che annu
è legata pure
co' lu Cantamaggiu.


Ma oltre a tuttu quistu,
quillo che dà lustru
a lu gruppu
so li cunvegni
fatti in quisti anni:
su lu sport e li problemi,
suciali e culturali,
cò interventi
de famosi intellettuali.


Perciò l'augurio
a tuttu l' Amatori,
è de cresce e annà
sempre avanti
armeno ppe andri
25 anni.




Dominici Talamonti Pasquina
Terni lì 07.12.2000





Un’ultima considerazione: alla festa del podista che ha preceduto la più recente edizione (2012) della Maratona delle Acque, un amico mi invitò sul palco esternando  perplessità sulla validità della manifestazione, per altro avvalorata da suoi commenti apparsi  sul “messaggero” del lunedì successivo. L’articolo, dal tono rinunciatario e di velata insoddisfazione, si contrapponeva al resoconto sulla “Grifonissima”, manifestazione perugina ampiamente esaltata. Il mio primo impulso è stato quello di reinserirmi nel progetto per salvaguardare un evento che non è più ascrivibile alla sola “Amatori” essendo diventato una sorta di patrimonio della città. Mi son detto se non si ha voglia di continuare spetta a chi ha dato avvio allo sport amatoriale ternano riprenderne le fila. Ne ho parlato con l’attuale Presidente dell’Amatori che fortunatamente mi ha rassicurato sul destino della corsa; per questo lo ringrazio a nome di tutti quelli che hanno a cuore lo sport non competitivo e aperto a tutti.

Non tutto è stato rosa e fiori nel corso dei 28 anni della mia Presidenza, ci sono stati momenti difficili che però sono stati superati grazie all’impegno di tanti associati  fra cui spiccava la vicinanza di Giuliano Fiorini, mio vice prima e, poi succedente al momento della decisione di  dare spazio ad altri. Tutti, senza esitazioni e in segno  di stima e fiducia, si sono sempre stretti, prontamente, a fianco del proprio Presidente. Questa è l’Amatori…


Giocondo Talamonti
(*)
Presidente del gruppo sportivo “Amatori Podistica Terni” dal 1976 al 23 agosto 2004
Presidente Nazionale della FIASP dal 1992 al 15 gennaio 2005
Presidente Onorario della FIASP Mantova 5 novembre 2005